L’indagine trimestrale “I viaggi in Italia e all’estero” – condotta a partire dal 1997 su un campione di 14.000 famiglie l’anno (3.500 a trimestre) – costituisce una fonte di primaria importanza per l’analisi dei comportamenti turistici degli italiani. Per quanto riguarda però la possibilità di trarre da essa informazioni utili all’analisi del turismo religioso, essa presenta alcune delle rilevanti lacune alle quali ho fatto cenno già in un post precedente (vedi):
- vengono rilevati solo gli spostamenti che hanno comportato almeno un pernottamento (i “viaggi” in senso proprio), laddove è noto invece che spesso i pellegrinaggi non danno luogo a pernottamenti (rientrano cioè fra le escursioni).
- il dato della motivazione prevalente del viaggio non viene disarticolato né per età dei viaggiatori, né per destinazione scelta. Paradossalmente, cioè, pur essendo l’indagine finalizzata a descrivere i comportamenti di viaggio degli Italiani, i dati pubblicati non sono di grande aiuto nello studio dei comportamenti turistici.
In pratica, dunque, le informazioni che se ne possono trarre riguardano tutti i viaggi religiosi di tutti gli italiani (senza distinzione per età, genere, livello di istruzione ecc.), tanto in Italia quanto all’estero (si veda a titolo esemplificativo l’indice delle tavole del 2008).
Questi dati, peraltro, possono essere utilizzati quale stima alquanto approssimativa del fenomeno generale in quanto:
- non vengono conteggiati gli stranieri che vengono in Italia;
- mancando l’escursionismo, che rappresenta una quota consistente del turismo religioso interno, risultano probabilmente sovrastimate le destinazioni internazionali (più spesso meta di viaggi con pernottamento, anche brevi).
Quello che di certo possiamo dire, sulla base di questi dati, è che fra il 2004 e il 2008 (gli ultimi cinque anni per i quali sono disponibili i dati) i viaggi “religiosi” , pur rappresentando una quota esigua del mercato (intorno al 2% in totale), sono praticamente raddoppiati in valore assoluto (+99,6%), mostrando una dinamica di crescita decisamente maggiore rispetto alle altre tipologie (piacere e svago; visite a parenti e/o amici; trattamenti di salute e cure termali).
Nel 2008, i viaggi religiosi non superano i tre pernottamenti nel 73% dei casi, rappresentando il 2,7% del totale delle vacanze brevi (il 2,4% nei dati provvisori del 2009). Le vacanze brevi di carattere religioso mostrano una dinamica ancora più spiccata, tanto nel periodo considerato (2004-08: +108%), quanto nell’arco del decennio che va dal 1999 al 2008 (+122,7%).
Nel 2009, a fronte di una complessiva contrazione nel numero dei viaggi, la quota di quelli a motivazione religiosa resta sostanzialmente stabile (vedi il fascicolo delle “Statistiche in breve” che riporta i dati provvisori per il 2009).
Fonti
- Tavole Istat: 2004 – 2005 – 2006 – 2007 – 2008
- Statistiche in breve “Viaggi e vacanze in Italia e all’estero” anno 2009
Vedi anche:
- Nota metodologica (2008)
- Il sistema di indagini multiscopo (Metodi e norme n. 31)














