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	<title>Sociospunti</title>
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	<description>Spuntini di sociologia</description>
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		<title>Incapaci di regolare il (mal)tempo, lo ignorano</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 16:44:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Agnese Vardanega</dc:creator>
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		<category><![CDATA[maltempo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#8220;No true German would allow his arrangements to be interfered with by so unruly a thing as the solar system. Unable to regulate the weather, he ignores it&#8221;</p> <p style="text-align: right;">Jerome K. Kerome, Three Men on the Bummel</p> <p><img class="aligncenter" src="http://www.wakeupnews.eu/wp-content/uploads/2012/02/NeveaRoma3Febbraio2012-06blog-it.jpg" alt="immagine da www.wakeupnews.eu" width="586" height="388" /></p> <p>&#160;</p> ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;No true German would allow his arrangements to be interfered with by so unruly a thing as the solar system. Unable to regulate the weather, he ignores it&#8221;</p>
<p style="text-align: right;">Jerome K. Kerome, <em>Three Men on the Bummel</em></p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.wakeupnews.eu/wp-content/uploads/2012/02/NeveaRoma3Febbraio2012-06blog-it.jpg" alt="immagine da www.wakeupnews.eu" width="586" height="388" /></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La Net Comunicazione Politica</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 09:10:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Agnese Vardanega</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica e web]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione politica]]></category>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: right;">pubblicato ieri su LaDemocrazia.it</p> <p><img class="alignright size-medium wp-image-3030" title="Copertina Jpg Libro Francesco Pira La net comunicazione politica" src="http://www.lademocrazia.it/wp-content/uploads/2012/01/Copertina-Jpg-Libro-Francesco-Pira-La-net-comunicazione-politica-300x447.jpg" alt="Copertina La Net Comunicazione Politica" height="300" />Conosco Francesco Pira da tanti anni, ed una cosa su cui mi sono sempre trovata d’accordo con lui è che parlare di “propaganda” oggi può essere qualcosa di più di una mera provocazione, o di un vezzo da intellettuale d’altri tempi.</p> <p>Tempi oramai passati e superati, rispetto alla nostra esperienza democratica non meno che all’evoluzione della sfera mediatica in senso stretto. Ma non erano,  <a href="http://blog.agnesevardanega.eu/2012/01/26/net-comunicazione-politica/">... &#62;&#62;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">pubblicato ieri su LaDemocrazia.it</p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-3030" title="Copertina Jpg Libro Francesco Pira La net comunicazione politica" src="http://www.lademocrazia.it/wp-content/uploads/2012/01/Copertina-Jpg-Libro-Francesco-Pira-La-net-comunicazione-politica-300x447.jpg" alt="Copertina La Net Comunicazione Politica" height="300" />Conosco Francesco Pira da tanti anni, ed una cosa su cui mi sono sempre trovata d’accordo con lui è che parlare di “propaganda” oggi può essere qualcosa di più di una mera provocazione, o di un vezzo da intellettuale d’altri tempi.</p>
<p>Tempi oramai passati e superati, rispetto alla nostra esperienza democratica non meno che all’evoluzione della sfera mediatica in senso stretto. Ma non erano, quelli, i tempi del populismo? E non è di comunicazione, di immagini, di semplificazioni che quest’ultimo si nutre?</p>
<p>Il libro di <strong>Francesco Pira</strong>, docente di Relazioni Pubbliche e Comunicazione delle Organizzazioni Complesse presso l’Università di Udine, ci ricorda che esiste il rischio concreto &#8211; recentemente sottolineato anche da Morcellini &#8211; che la rete stia “attivamente collaborando alla diffusione dell’ignoranza pubblica … uno degli ingredienti fondamentali, se non la matrice profonda, del populismo”.</p>
<p>Se «compito della comunicazione politica è quello di utilizzare in una strategia efficace i nuovi e i vecchi strumenti per rendere i messaggi chiari e agevolare la partecipazione» (p. 9), il fatto è che, nonostante le grandi potenzialità offerte dalla rete, tale compito resta sostanzialmente disatteso, specialmente in Italia.</p>
<p>D’altra parte, <strong>è inutile cercare le origini di un problema “vecchio” nei media “nuovi”</strong>: il problema sta semmai nella politica, da una parte, e nel sistema della comunicazione, dall’altra. Ma anche nella debolezza di una società civile che, a fasi alterne e a geometrie variabili, finisce con l’essere o troppo vicina o troppo lontana rispetto ai partiti.</p>
<p>Meritevole da parte dell’autore è anche il tentativo di mantenersi equidistante dall’ottimismo globalista di Castells (pure abbondantemente citato nel testo) o di Lévy, non meno che dal pessimismo apocalittico di Morozov.</p>
<p><em><strong>&#8220;La Net Comunicazione Politica&#8221;</strong></em> propone invece <strong>una panoramica del quadro istituzionale e sociale nel quale la Net-Politica si inserisce</strong>, per cercare di tracciare i contorni di un fenomeno destinato ad essere sempre “nuovo”: l’evoluzione della sfera pubblica ai tempi del televisione-centrismo; la frammentazione dei luoghi della produzione culturale &#8211; ma anche delle pratiche politiche e partecipative; la post-politica e la disaffezione dei cittadini-elettori nei confronti dei partiti tradizionali; il difficile compito dell’informazione giornalistica, fra<em> user-generated content</em>, iperlocalismi … e chiacchiericcio (pardon, <em>buzz</em>).</p>
<p>L’agorà virtuale non di rado diventa piazzetta. Qui da noi poi, nel Paese dei paesi, è più che probabile che accada.</p>
<p>Lo stile partecipativo che la Rete sollecita appare all’Autore «molto difficile da coniugare con lo stile comunicativo italiano»: «Partiti e candidati che non costruiscono la relazione all’interno di un discorso politico chiaro non sono in grado di costruire un vero spazio di condivisione» (p. 33-35).</p>
<p>Ed in effetti, i siti meglio confezionati seguono le regole del marketing politico, e sono ben poco partecipativi: a volte, c’è proprio poco a cui partecipare; in altri, si avverte invece la difficoltà di gestire un contesto in beta permanente. La veloce evoluzione delle tecnologie mal si accorda infatti con i rituali delle decisioni di partito. <em>Last but not least</em>, il sistema dei media ha abituato i partiti (e non solo) ad avere il controllo su comunicazione e contenuti, facendo apparire adesso il web 2.0 come un mare troppo aperto.</p>
<p>Passando dai siti dei partiti o dei candidati più in vista alla miriade di soggetti (a vario titolo definibili) politici si dovrà riconoscere che <strong>ogni tanto, sulla rete, «la politica riesce anche ad essere più volgare della televisione»</strong> (p. 36). Senza <em>par condicio</em> né <em>wisdom of the crowds</em>, chi può frenare il post-populismo e/o la politica neo-pop?</p>
<p>Del resto, proprio nel fitto della subpolitica e dei candidati locali, possono nascondersi (rare) esperienze innovative, che testimoniano di quella <strong>&#8220;resistenza comunitaria&#8221;</strong> a cui fanno riferimento &#8211; per aspetti diversi &#8211; Bauman e Castells.</p>
<p>Se insomma nel volume appare alquanto sottovalutata la complessità della relazione globale / locale nel definire luoghi e configurazioni della <em>network society</em>, ed in particolare la dimensione prettamente locale del discorso politico, è anche vero che le forme contemporanee del populismo e della propaganda trovano il loro <em>humus </em>nel fatto che, in linea di massima, «la nostra dimensione politica si genera tutta all’interno dell’arena mediatica di cui anche i social network fanno parte» (p. 30). La politica italiana, poi, «anche in virtù della nuova legge elettorale, che ha creato uno scollamento forte tra territorio/cittadini ed eletto, si muove tutta all’interno dei contenitori mediatici tra i quali la televisione gioca il ruolo principale» (p. 22).</p>
<p>I rilevanti segnali di cambiamento che si sono osservati nelle ultime elezioni amministrative e nella campagna referandaria, infatti, hanno riguardato più il subpolitico che la politica istituzionale, la quale, in rete, deve «prima di tutto comunicare con queste comunità che corrispondono in alcuni casi al cosiddetto “movimentismo”» (p. 68), avendo ben chiaro che «per essere inclusi nella rete globale è necessario diventare un nodo, utile alla rete stessa» (p. 59).</p>
<p>Diversamente, conclude Pira, «siamo alle solite: si vende per comunicazione politica il marketing elettorale che rischia di essere “propaganda”» (p. 106).</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>#SOPAstrike Sciopero contro SOPA e PIPA</title>
		<link>http://blog.agnesevardanega.eu/2012/01/18/sciopero-contro-sopa-e-pipa/</link>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 09:56:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Agnese Vardanega</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img src="http://blog.agnesevardanega.eu/wp/wp-content/uploads/readdesc-httpsopastrike.jpe" alt="" /></p> <p>&#160;</p> <p>Oggi, 18 gennaio migliaia di siti in tutto il mondo ‘scioperano’ contro SOPA e PIPA, due disegni di legge che stanno per essere discussi al Congresso e al Senato degli Stati Uniti, e che si propongono di proteggere il diritto d’autore online è con misure che limitano (direttamente o indirettamente) la libertà di espressione in rete.</p> <p>Per saperne di più su copyright, creatività e mercato culturale nell&#8217;era digitale, consiglio:</p> <p><a href="http://www.bookrepublic.it/book/9788850310852-content/" title="il libro su BookRepublic" target="_blank">Content &#8211; Cory Doctorow</a> (€ 0,00)</p> <p><a href="http://www.ultimabooks.it/la-fine-del-copyright" title="scheda del volume su  <a href="http://blog.agnesevardanega.eu/2012/01/18/sciopero-contro-sopa-e-pipa/">... &#62;&#62;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img src="http://blog.agnesevardanega.eu/wp/wp-content/uploads/readdesc-httpsopastrike.jpe" alt="" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oggi, 18 gennaio migliaia di siti in tutto il mondo ‘scioperano’ contro SOPA e PIPA, due disegni di legge che stanno per essere discussi al Congresso e al Senato degli Stati Uniti, e che si propongono di proteggere il diritto d’autore online è con misure che limitano (direttamente o indirettamente) la libertà di espressione in rete.</p>
<p>Per saperne di più su copyright, creatività e mercato culturale nell&#8217;era digitale, consiglio:</p>
<p><a href="http://www.bookrepublic.it/book/9788850310852-content/" title="il libro su BookRepublic" target="_blank">Content &#8211; Cory Doctorow</a> (€ 0,00)</p>
<p><a href="http://www.ultimabooks.it/la-fine-del-copyright" title="scheda del volume su UltimaBooks" target="_blank">La fine del copyright - Joost Smiers e Marieke van Schijndel</a> (€ 0,00)</p>
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		<title>Testo integrale: S&amp;P taglia rating a BBB+/A-2, outlook negativo</title>
		<link>http://blog.agnesevardanega.eu/2012/01/14/testo-integrale-sp-taglia-rating-a-bbba-2-outlook-negativo/</link>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 09:39:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Agnese Vardanega</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>MILANO, 13 gennaio (Reuters)</p> <p>(The following statement was released by the rating agency)</p> <p>– We are lowering our unsolicited long-term rating on Italy by two notches to ‘BBB+’ from ‘A’ and the short-term rating to ‘A-2′ from ‘A-1′.</p> <p>– The downgrade reflects what we view as Italy’s increasing vulnerabilities to external financing risks and the negative implications these could have for economic growth and hence public finances. We believe the external financingrisks are exacerbated by deepening political, financial, and monetary problems within the eurozone.</p> <p>– The outlook on the long-term  <a href="http://blog.agnesevardanega.eu/2012/01/14/testo-integrale-sp-taglia-rating-a-bbba-2-outlook-negativo/">... &#62;&#62;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>MILANO, 13 gennaio (Reuters)</p>
<p>(The following statement was released by the rating agency)</p>
<p>– We are lowering our unsolicited long-term rating on Italy by two notches to ‘BBB+’ from ‘A’ and the short-term rating to ‘A-2′ from ‘A-1′.</p>
<p>– The downgrade reflects what we view as Italy’s increasing vulnerabilities to external financing risks and the negative implications these could have for economic growth and hence public finances. We believe the external financingrisks are exacerbated by deepening political, financial, and monetary problems within the eurozone.</p>
<p>– The outlook on the long-term rating is negative.</p>
<p>Jan 13 – Standard &amp; Poor’s Ratings Services said today that it lowered its unsolicited long-term sovereign credit ratings on the Republic of Italy to ‘BBB+’ from ‘A’. At the same time, we lowered the unsolicited short-term sovereign credit rating to ‘A-2′ from ‘A-1′. We also removed the ratings from CreditWatch with negative implications, where they were placed on Dec. 5, 2011. The outlook on the long-term rating is negative.</p>
<p>Our transfer and convertibility (T&amp;C) assessment for Italy, as for all European Economic and Monetary Union (eurozone)members, is ‘AAA’, reflecting Standard &amp; Poor’s view that the likelihood of the European Central Bank restricting non-sovereign access to foreign currency needed for debt service is extremely low. This reflects the full and open access toforeign currency that holders of euro currently enjoy and which we expect to remain the case in the foreseeable future.</p>
<p>The downgrade reflects what we see as Italy’s increasing vulnerabilities to external financing risks, given thehigh foreign ownership of its government and financial sector debt. It is our view that deepening political, financial, and monetary problems within the eurozone are exacerbating the external funding constraints on the Italian public andprivate sectors.</p>
<p>The downgrade of Italy’s ratings reflects our view that the country’s external financing costs have risen markedly and may remain elevated for an extended period of time amid a reduction in cross-border financing ofItalian banks and the government. We expect that a difficult external financing environment will have negative implications for growth performance and hence public finances. Looking at BIS data, we note a marked and sustained decline inforeign banks’ claims on Italian borrowers; this represents a risk to the sustainability of Italy’s balance of payments, in our view, as it could reduce Italian borrowers’ capacity to roll over their debt at low interest rates acceptable to the borrowers. Consequently we have lowered our external liquidity score for Italy (one of the five key factors in our published sovereign ratings criteria).</p>
<p>The lower external score also reflects our view of Italy’s substantial exposure to short-term external liabilities. Our calculations indicate that the ratio of total short-term external debt by remaining maturity exceeds 100% of current account receipts. We view current account receipts as an appropriatemeasure of an economy’s foreign currency generating capacity. In our view, higher interest payments to non-resident creditors in turn will require increased domestic savings or lower investment in order to stabilize Italy’s external debtnet of liquid assets, which we estimate at 240% of current account receipts at Dec. 31, 2011.</p>
<p>During 2012 and 2013, we expect the Italian Treasury will likely either pay historically high yields at longer maturities or issue debt atlower maturities to take advantage of the recent steepening of the yield curve. Over time, the latter option would, in our opinion, diminish one of Italy’s important credit strengths: the relatively long average maturity of its debt stock of over seven years, a phenomenon that slows the impact of rising yields on the Italian government’s budgetary performance.</p>
<p>The outcomes from the EU summit on Dec. 9, 2011, and subsequent statements from policymakers lead us tobelieve that the agreement reached has not produced a breakthrough of sufficient size and scope to fully address the eurozone’s financial problems. In our opinion, the political agreement does not supply sufficient additional resources oroperational flexibility to bolster European rescue operations, or extend enough support for those eurozone sovereigns subjected to heightened market pressures.</p>
<p>We also believe that the agreement is predicated on only a partial recognition of the source of the crisis: that the current financial turmoil stems primarily from fiscal profligacy at the periphery of the eurozone. In our view, however, the financial problems facing the eurozone are as much a consequence of rising external imbalances and divergences in competitiveness between the eurozone’s core and the so-called “periphery”. As such, we believe that a reform process based on a pillar of fiscal austerity alone risks becomingself-defeating, as domestic demand falls in line with consumers’ rising concerns about job security and disposable incomes, eroding national tax revenues.</p>
<p>In our view, the effectiveness, stability, and predictability of European policymaking and political institutions (with which Italy is closely integrated) have not been as strong as we believe are called for by the severity of a broadening and deepening financial crisis in the eurozone. Nevertheless, we have notchanged our political risk score for Italy (one of the five key factors in our published sovereign ratings criteria). We believe that the weakening policy environment at European level is to a certain degree offset by a stronger domesticItalian capacity to formulate and implement crisis-mitigating economic policies. This reflects our view of the improved policy environment under the recently inaugurated technocratic government headed by Mario Monti, and our expectationthat extensive growth-enhancing measures will be implemented during the first half of 2012.</p>
<p>We believe that plans to deregulate the labor market, including closed professions, could help to restore Italian competitiveness, potentially enabling Italy to operate steady current account surpluses in a shift that could strengthen Italy’s creditworthiness. Nevertheless, we expect that there could be opposition to some of the current government’s ambitious reforms. This,we believe, increases the uncertainty surrounding the outlook for growth and hence public finances, in the context of a more challenging funding environment for Italian banks and the Italian government.</p>
<p>Italy’s ratings are alsoconstrained by what we see as the country’s very high public sector debt and weak economic growth potential. The ratings are supported by our view of Italy’s wealthy and diversified economy, expected primary fiscal surpluses, and sizableprivate sector savings.</p>
<p>The outlook on the long-term rating on Italy is negative, indicating that we believe there is at least a one-in-three chance that the rating will be lowered again in 2012 or 2013. According to our criteria, wecould lower the ratings if a weaker-than-expected macroeconomic environment and deflationary pressures: reduce Italy’s per capita GDP; result in Italy’s net general government debt ratio continuing its upward trajectory; or lead to what we would consider a prolonged worsening of financing conditions. We could also lower the ratings if we see that the technocratic administration fails to implement structural reform measures that we believe are necessary to boost growth potential, whether due to opposition from special interest groups and other incumbents or if thenew government’s term is cut short before its mandate is fulfilled.</p>
<p>Conversely, we expect that the ratings could stabilize at the current level if structural reforms are fully implemented and shift the Italian economy to a higherlevel of growth, or if we see that other measures–such as significant asset sales and privatizations–are taken to substantially reduce the public sector debt burden.</p>
<p>Primary Credit Analysts: Frank Gill, London (44)20-7176-7129;<br />
frank_gill@standardandpoors.com</p>
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		<title>Il cenone della signora Monti</title>
		<link>http://blog.agnesevardanega.eu/2012/01/05/il-cenone-della-signora-monti/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 09:40:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Agnese Vardanega</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Monti è un uomo spiritoso, non c&#8217;è che dire. A proposito della polemica innescata da Calderoli sul sontuoso cenone a spese dei contribuenti a Palazzo Chigi (ma l&#8217;innesco non ha funzionato), la Presidenza del Consiglio dei Ministri pubblica un <a href="http://www.governo.it/Presidente/Comunicati/dettaglio.asp?d=66033&#38;pg=1%2C2121%2C3027&#38;pg_c=1" target="_blank">comunicato</a> nel quale si precisa &#8211; fra le altre cose &#8211; che:</p> <blockquote><p>Gli acquisti sono stati effettuati dalla signora Monti a proprie spese presso alcuni negozi siti in Piazza Santa Emerenziana tortellini e dolce e in via Cola di Rienzo cotechino e lenticchie. La cena è stata preparata e servita in  <a href="http://blog.agnesevardanega.eu/2012/01/05/il-cenone-della-signora-monti/">... &#62;&#62;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Monti è un uomo spiritoso, non c&#8217;è che dire. A proposito della polemica innescata da Calderoli sul sontuoso cenone a spese dei contribuenti a Palazzo Chigi (ma l&#8217;innesco non ha funzionato), la Presidenza del Consiglio dei Ministri pubblica un <a href="http://www.governo.it/Presidente/Comunicati/dettaglio.asp?d=66033&amp;pg=1%2C2121%2C3027&amp;pg_c=1" target="_blank">comunicato</a> nel quale si precisa &#8211; fra le altre cose &#8211; che:</p>
<blockquote><p>Gli acquisti sono stati effettuati dalla signora Monti a proprie spese presso alcuni negozi siti in Piazza Santa Emerenziana tortellini e dolce e in via Cola di Rienzo cotechino e lenticchie. La cena è stata preparata e servita in tavola dalla signora Monti.</p></blockquote>
<p>Mi chiedo solo che impressione possa fare ad un extra-terrestre (o anche un extra-italiano) un comunicato ufficiale del governo con la lista della spesa di Monti.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Per forza di cose: ordini professionali</title>
		<link>http://blog.agnesevardanega.eu/2012/01/03/per-forza-di-cose-ordini-professionali/</link>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 10:29:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Agnese Vardanega</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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		<category><![CDATA[ordini professionali]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La mobilità dei giovani fra i paesi dell&#8217;UE e non solo finirà per cambiare le cose, che lo si voglia o meno. Si consideri ad esempio la sentenza della Cassazione che stabilisce che:</p> <blockquote><p>L’ordine degli avvocati non può negare l’iscrizione all’albo riservato agli avvocati comunitari stabiliti in Italia, al legale italiano che si è laureato in Spagna e poi torna a lavorare in patria (via <a href="http://www.leggioggi.it/2011/12/28/abogado-ole/" style="text-align: right;" title="articolo" target="_blank">Leggioggi.it: Abogado, olè!</a>).</p></blockquote> <p>La prova attitudinale prevista dalle direttive Ue va considerata alternativa al tirocinio, e dunque gli avvocati (spagnoli) dovranno  <a href="http://blog.agnesevardanega.eu/2012/01/03/per-forza-di-cose-ordini-professionali/">... &#62;&#62;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La mobilità dei giovani fra i paesi dell&#8217;UE e non solo finirà per cambiare le cose, che lo si voglia o meno. Si consideri ad esempio la sentenza della Cassazione che stabilisce che:</p>
<blockquote><p>L’ordine degli avvocati non può negare l’iscrizione all’albo riservato agli avvocati comunitari stabiliti in Italia, al legale italiano che si è laureato in Spagna e poi torna a lavorare in patria (<span style="text-align: right;">via </span><a href="http://www.leggioggi.it/2011/12/28/abogado-ole/" style="text-align: right;" title="articolo" target="_blank">Leggioggi.it: Abogado, olè!</a><span style="text-align: right;">).</span></p></blockquote>
<p>La prova attitudinale prevista dalle direttive Ue va considerata alternativa al tirocinio, e dunque gli avvocati (spagnoli) dovranno solo esercitare per tre anni - da avvocati e non da tirocinanti &#8211;  presso uno studio italiano per poter essere integrati a tutti gli effetti.</p>
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		<title>Reputazione, rilevanza e recensioni online: intervento al #BTO2011</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 15:08:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Agnese Vardanega</dc:creator>
				<category><![CDATA[Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[Web research]]></category>
		<category><![CDATA[interventi]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[reputazione]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Disponibile online il testo del mio intervento al BTO 2011, su reputazione, rilevanza e recensioni online.</p> <p></p> <div style="font-size:10px;text-align:center;width:100%"><a href="http://www.scribd.com/doc/76942951">View this document on Scribd</a></div> ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Disponibile online il testo del mio intervento al BTO 2011, su reputazione, rilevanza e recensioni online.</p>
<p><iframe class="scribd_iframe_embed" src="http://www.scribd.com/embeds/76942951/content?start_page=1&#038;view_mode=list&#038;access_key=key-1k8kmoby7bq4tfs8msxs" data-auto-height="true" scrolling="no" id="scribd_76942951" width="100%" height="500" frameborder="0"></iframe></p>
<div style="font-size:10px;text-align:center;width:100%"><a href="http://www.scribd.com/doc/76942951">View this document on Scribd</a></div>
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		<title>Auguri a tutti!</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Dec 2011 07:59:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Agnese Vardanega</dc:creator>
				<category><![CDATA[Note]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a href="http://blog.agnesevardanega.eu/2011/12/24/auguri-a-tutti/"><img src="http://img.youtube.com/vi/6xB4W8thG28/2.jpg" alt="" /></a></p> ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://blog.agnesevardanega.eu/2011/12/24/auguri-a-tutti/"><img src="http://img.youtube.com/vi/6xB4W8thG28/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
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		<title>Quando lo Stato non c&#8217;è, i mercati ballano</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 10:28:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Agnese Vardanega</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sociologia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[fiducia]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[populismo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-3111" title="BCE" src="http://blog.agnesevardanega.eu/wp/wp-content/uploads/17322982_mutuo-prima-casa-tasso-bce-da-ubi-banca-01.jpg" alt="BCE" width="241" height="160" />Da tempo mi ero ripromessa di scrivere un post di risposta al <a href="http://blog.agnesevardanega.eu/2010/05/18/crisi-monetarie-e-fiducia-argomenti-di-un-vecchio-corso-di-sociologia/#comment-298749922" title="commento" target="_blank">commento</a> di <a href="http://jollyjokerreturns.wordpress.com/" title="Meccanismi sociali" target="_blank">Niccolò Cavagnola</a>, sul tema del <a href="http://blog.agnesevardanega.eu/2010/05/18/crisi-monetarie-e-fiducia-argomenti-di-un-vecchio-corso-di-sociologia/" title="Moneta e fiducia: argomenti per un corso di sociologia" target="_blank">mercato come istituzione sociale</a>.</p> <p>Quello che sta accadendo nell&#8217;Eurozona mi offre l&#8217;occasione per rispondere con un esempio concreto.</p> <blockquote><p>Il fatto che il “mercato” sia un’istituzione sociale, da Durkheim a Polanyi, è una delle prime cose che vengono insegnate nei corsi di sociologia: ma cosa  <a href="http://blog.agnesevardanega.eu/2011/12/04/quando-lo-stato-non-ce-i-mercati-ballano/">... &#62;&#62;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-3111" title="BCE" src="http://blog.agnesevardanega.eu/wp/wp-content/uploads/17322982_mutuo-prima-casa-tasso-bce-da-ubi-banca-01.jpg" alt="BCE" width="241" height="160" />Da tempo mi ero ripromessa di scrivere un post di risposta al <a href="http://blog.agnesevardanega.eu/2010/05/18/crisi-monetarie-e-fiducia-argomenti-di-un-vecchio-corso-di-sociologia/#comment-298749922" title="commento" target="_blank">commento</a> di <a href="http://jollyjokerreturns.wordpress.com/" title="Meccanismi sociali" target="_blank">Niccolò Cavagnola</a>, sul tema del <a href="http://blog.agnesevardanega.eu/2010/05/18/crisi-monetarie-e-fiducia-argomenti-di-un-vecchio-corso-di-sociologia/" title="Moneta e fiducia: argomenti per un corso di sociologia" target="_blank">mercato come istituzione sociale</a>.</p>
<p>Quello che sta accadendo nell&#8217;Eurozona mi offre l&#8217;occasione per rispondere con un esempio concreto.<span id="more-3110"></span></p>
<blockquote><p>Il fatto che il “mercato” sia un’istituzione sociale, da Durkheim a Polanyi, è una delle prime cose che vengono insegnate nei corsi di sociologia: ma cosa si intende di preciso con ciò? Che il mercato è stato “progettato”? O che richiede delle istituzioni per funzionare (borse valori, diritto civile, mercati come luoghi fisici, comunicazioni, …)? La prima posizione mi è sempre parsa particolarmente assurda. La seconda, che mi sembra in realtà corrispondere all’analisi dei modelli di integrazione di Polanyi, in realtà non confligge in alcun modo con la visione dei teorici “liberisti”, da Smith ad Hayek (ad eccezione forse degli anarco-capitalisti à la Rothbard, che costituiscono comunque una minoranza totalmente screditata all’interno della teoria economica): il mercato necessita di istituzioni, che nascono per risolvere i problemi sorti da milioni di scambi indipendenti. In tal senso non ho mai compreso l’opposizione così radicale, presente nei manuali di sociologia, tra le teorie del mercato come “processo naturale” e le teorie più “istituzionali”. La visione del mercato come processo “dal basso” non esclude in alcun modo la possibilità che da questo sorgano istituzioni (su questo si era soffermato piuttosto bene già Hume).</p></blockquote>
<p>Infatti è proprio così. La questione si pone in quanto il neoliberismo ha spacciato l&#8217;idea che lo Stato (e dunque la politica) siano irrilevanti e persino dannosi per la libertà e la crescita economica. Costi esosi ed ingiustificati, in quanto non produttivi. Sullo sfondo di questa ideologia, si è sviluppata l&#8217;antipolitica, il neopopulismo, ed anche una certa predilezione per la razionalità tecno-burocratica che esclude il luogo della politica per eccellenza, ovvero la contrattazione (la concertazione vista come inciucio).</p>
<p>Idee lontanissima dalle posizioni del liberalismo classico, secondo cui l&#8217;autonomia fra Stato e mercato non si traduce affatto nello smantellamento delle funzioni di garanzia e di tutela dello Stato stesso, necessarie proprio affinché il mercato resti libero, e affinché i diritti dei singoli attori economici (lavoratori, imprenditori, consumatori) non vengano schiacciati dall&#8217;inevitabile insorgere di posizioni monopolistiche e oligopolistiche, ovvero dall&#8217;<em>homo-homini-lupus</em>.</p>
<p>Non c&#8217;è alcuna contraddizione fra teorie del mercato come istituzione sociale e liberalismo, anzi. Quando si dice che il mercato non è un dato &#8220;naturale&#8221;, si intendono alcune cose molto più &#8220;basiche&#8221;, quali ad esempio che il comportamento razionale previsto dallo scambio di mercato non è affatto &#8220;naturale&#8221;, ma è qualcosa che si apprende, e che dipende dalle culture nazionali: tant&#8217;è vero che in Italia esso entra spesso in conflitto (ad esempio) con il familismo più o meno immorale, o con la tendenza a creare consorterie di vario genere &#8211; oligopoli ancora più pericolosi, in quanto nascosti (vedi <a href="http://blog.agnesevardanega.eu/tag/particolarismo/" title="particolarismo" target="_blank">i posts sul tema del particolarismo</a>).</p>
<p>O ancora, si intende dire che desiderio di fare profitto e desiderio di diventare ricchi sono cose molto diverse: fare impresa è legittimo, rubare no. Vendere frutta è legittimo, vendere cocaina no. Nel Medioevo &#8211; quando lo Stato non esisteva &#8211; queste distinzioni non erano chiarissime: i pirati commerciavano tranquillamente le merci rubate, ed i Templari dovevano difendere con le armi non solo i pellegrini, ma anche i commercianti che si spostavano fra Occidente e Oriente.</p>
<p>Il neoliberismo ci ha convinti che lo Stato è un costo inutile; che non solo il mercato si autoregola, ma che autoregolandosi è in grado di costituire il modello di regolazione della società. E ciò in quanto gli esseri umani sono intrinsecamente desiderosi di profitto, e intrinsecamente razionali.</p>
<p>Negli anni Ottanta, però, le donne e gli uomini dell&#8217;Occidente erano desiderosi di ricchezza e razionali grazie ai due secoli di storia che avevano alle spalle, grazie alla cultura democratica e liberale non meno che ai molti progressi sociali che avevano diffuso benessere, istruzione e coscienza dei propri diritti. Altro che natura. Concordo dunque con Niccolò quando scrive:</p>
<blockquote><p>In questo secondo me la sociologia, visto che tra Spencer e Durkheim pare abbia vinto il secondo, si trova parecchio indietro, continuando ad abbracciare una visione dell’ordine sociale come “organizzato” piuttosto che “organizzante” e cercando piuttosto automaticamente le cause di organizational failure in una mancanza di regolazione, piuttosto che, almeno come working hypotesis da sottoporre a controllo e scartare, in una sua forma cattiva o semplicemente eccessiva.</p></blockquote>
<p>A voler essere evoluzionisti fino in fondo, comunque, si dovrà riconoscere che l&#8217;ordine sociale è tanto organizzato quanto organizzante: esiste anche una dimensione volontaristica nella forma delle istituzioni sociali e statali (leggi, norme, costituzioni, sistemi elettorali, sistemi pensionistici ecc. non si fanno da soli), le quali a loro volta organizzano i comportamenti degli individui, evolvendo con conseguenze spesso inattese.</p>
<p>C&#8217;è stata la precisa volontà di smantellare lo Stato e l&#8217;etica pubblica, di promuovere la libertà individuale agli estremi limiti dell&#8217;opportunismo, di favorire le ricchezze in qualunque modo si creassero. Ed è così che oggi lo Stato e la politica si sono trovati disarmati ed impossibilitati ad agire di fronte ai meccanismi del mercato (leggi <a href="http://blog.agnesevardanega.eu/2011/11/02/paradoxa-greci-europa/" title="Parádoxa: greci e non solo" target="_blank">questo post sul paventato referendum in Grecia</a>).</p>
<p>I leader europei non soffrono solo di mancanza di potere (leggi <a href="http://blog.agnesevardanega.eu/2011/09/03/una-risposta-sulle-elites-globali/" title="Rispondo ad una mail. Re: élites globali" target="_blank">questo post sulle élites globali</a> ), ma anche &#8211; e palesemente &#8211; di mancanza di idee, sotto l&#8217;effetto del lavaggio del cervello in cui le classi dirigenti occidentali si sono formate.</p>
<p>E il paradosso è che probabilmente basterebbe a rassicurare i mercati &#8211; più che misure draconiane, necessarie forse, ma non più efficaci della classica &#8220;pezza&#8221; sulla falla della nave che affonda &#8211; il semplice avvio di un processo politico nuovo, con risultati anche a medio termine. I mercati hanno bisogno di istituzioni capaci di garantire il rispetto delle regole, non di istituzioni che mettano a verbale le &#8220;leggi del mercato&#8221;.</p>
<div></div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Verso il #BTO2011 Reputazione, User Generated Contents e loro evoluzioni</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 14:27:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Agnese Vardanega</dc:creator>
				<category><![CDATA[Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[BTO2011]]></category>
		<category><![CDATA[fiducia]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[reputazione]]></category>
		<category><![CDATA[reti sociali]]></category>
		<category><![CDATA[roberta milano]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a href="http://blog.agnesevardanega.eu/wp/wp-content/uploads/buy-tourism-online-2011.png" rel="lightbox[3100]" title="buy-tourism-online-2011"><img class="alignright size-full wp-image-3101" style="border: none;" title="buy-tourism-online-2011" src="http://blog.agnesevardanega.eu/wp/wp-content/uploads/buy-tourism-online-2011.png" alt="" width="270" height="120" /></a>Roberta Milano ci ha proposto di discutere sulla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Schema_di_Johari" title="Wikipedia" target="_blank" rel="nofollow">Finestra di Johari</a>, strumento utilizzato per capire come ogni persona dovrebbe adoperarsi per migliorare l&#8217;efficacia della comunicazione, conoscere meglio se stessa e gli altri, trovare un proprio posizionamento.</p> <p>Uno schema che può essere utilizzato nel turismo, per analizzare la reputazione delle strutture, ma anche per identificare possibili  percorsi evolutivi, in un contesto che cambia continuamente e nel quale per le piccole strutture può essere  <a href="http://blog.agnesevardanega.eu/2011/11/30/reputazione-user-generated-contents-rilevanza/">... &#62;&#62;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.agnesevardanega.eu/wp/wp-content/uploads/buy-tourism-online-2011.png" rel="lightbox[3100]" title="buy-tourism-online-2011"><img class="alignright size-full wp-image-3101" style="border: none;" title="buy-tourism-online-2011" src="http://blog.agnesevardanega.eu/wp/wp-content/uploads/buy-tourism-online-2011.png" alt="" width="270" height="120" /></a>Roberta Milano ci ha proposto di discutere sulla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Schema_di_Johari" title="Wikipedia" target="_blank" rel="nofollow">Finestra di Johari</a>, strumento utilizzato per capire come ogni persona dovrebbe adoperarsi per migliorare l&#8217;efficacia della comunicazione, conoscere meglio se stessa e gli altri, trovare un proprio posizionamento.</p>
<p>Uno schema che può essere utilizzato nel turismo, per analizzare la reputazione delle strutture, ma anche per identificare possibili  percorsi evolutivi, in un contesto che cambia continuamente e nel quale per le piccole strutture può essere difficile trovare una propria collocazione</p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.buytourismonline.com/verso-bto-2011/johari/" title="La finestra di Johari sul turismo*: ask &amp; tell" target="_blank">vai alla sintesi del Focus</a></p>
<p><strong>Sintesi del mio intervento:<br />
Chi ha paura delle recensioni? Reputazione, <em>User Generated Contents</em>, e loro evoluzioni</strong></p>
<p>Il termine “reputazione” viene utilizzato per indicare la credibilità e l&#8217;affidabilità di un soggetto (persona, prodotto o impresa) all&#8217;interno di un determinato gruppo sociale.</p>
<blockquote><p>la reputazione rappresenta un giudizio di valore sulle qualità di una organizzazione “costruita nel corso del tempo in relazione a cosa essa fa e a come si comporta” [...] Queste valutazioni sulle azioni passate possono derivare dall&#8217;esperienza personale; ma potrebbero parimenti risultare dal passaparola, dal profilo di una impresa sui media, o in generale dalle relazioni pubbliche (<a href="http://www.emeraldinsight.com/journals.htm?articleid=858004&amp;show=abstract" title="abstract" target="_blank">Bennett e Kottasz, 2000</a>).</p></blockquote>
<p>Il mio intervento intende mettere in evidenza come la reputazione sia legata ad un <strong>ambiente sociale</strong> (una cerchia più o meno grande di persone) ed alla sua <strong>cultura</strong> &#8211; intesa come sistema dei valori, delle abitudini e delle aspettative che lo caratterizzano. Tale cultura guida infatti la selezione degli aspetti considerati <strong>rilevanti </strong>di un prodotto, di una persona o di una azienda, e dei quali quindi &#8220;si parlerà&#8221; di più.</p>
<p>Questo significa che<strong> n</strong><strong>on è sufficiente parlare di reputazione, e basta</strong>: è necessario tenere conto del nesso che lega la rilevanza attribuita a certe caratteristiche e le specifiche reti sociali entro le quali una certa reputazione viene a formarsi (come fanno del resto Google e Facebook).</p>
<p>E significa anche che <strong>non tutte le opinioni hanno la stessa rilevanza per tutti gli utenti</strong>; bisogna imparare a capire chi si è e con quali<em> communities</em> si ha a che fare, per dare il giusto peso alle recensioni positive e negative, rispondere appropriatamente, cambiare qualcosa o molto di quello che si fa.</p>
<p>Bisogna imparare ad usare la finestra di Johari.</p>
<p>Certo, se è vero che prima del Web 2.0 il nesso fra reputazione e rilevanza era ugualmente importante, è anche vero che allora le aziende potevano riuscire a (o illudersi di) avere un certo grado controllo sulle informazioni che raggiungevano i loro clienti, e quindi sulla propria reputazione.</p>
<p>Oggi il contesto è molto cambiato, e soprattutto per i piccoli operatori può essere difficile trovare un modo efficace per esserci e per gestire le relazioni con gli utenti e con i contenuti che questi ultimi producono.</p>
<p>Oggi controllare la propria reputazione online significa <strong>conversare: per conoscersi e cambiare</strong>.</p>
<p><strong><a href="http://www.buytourismonline.com/il-programma-day-two-2-dicembre-2011/" title="BTO 2011 Day Two" target="_blank">2 dicembre 2011</a><br />
Hall #4 Focus<br />
La Finestra di Johari nel turismo: Ask &amp; Tell<br />
12.15 – 13.15</strong></p>
<div><embed id="lingoes_plugin_object" width="0" height="0" type="application/lingoes-npruntime-capture-word-plugin" hidden="true" /></div>
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