Dai “paschi” ai derivati: il percorso compiuto dal sistema finanziario dagli esordi della modernità alla “società liquida” (in crisi di liquidità); ma anche la parabola discendente del ruolo dei beni comuni, persino in quelle economie locali che con “identità” intendono “a casa mia comando io”.
Nota: I “paschi” sono i pascoli della Maremma, e furono la prima garanzia offerta dalla Banca ai depositanti, per concessione del Granduca di Toscana.
(foto: Agi.it)
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Dai “paschi” ai derivati: il percorso compiuto dal sistema finanziario dagli esordi della modernità alla “società liquida” (in crisi di liquidità); ma anche la parabola discendente del ruolo dei beni comuni, persino in quelle economie locali che con “identità” intendono “a casa mia comando io”.
Nota: I “paschi” sono i pascoli della Maremma, e furono la prima garanzia offerta dalla Banca ai depositanti, per concessione del Granduca di Toscana.
(foto: Agi.it)
]]>Per la seconda volta, cioè i docenti e i ricercatori della Facoltà di Scienze Politiche sono stati invitati a “dire la loro” su un tema di interesse comune. Mi pare una iniziativa molto positiva di scambio scientifico ed anche personale, soprattutto considerando che da anni che non facciamo altro che parlare (e scontrarci) sulle riforme che si sono succedute con ritmi devastanti per ... >>
]]>Per la seconda volta, cioè i docenti e i ricercatori della Facoltà di Scienze Politiche sono stati invitati a “dire la loro” su un tema di interesse comune. Mi pare una iniziativa molto positiva di scambio scientifico ed anche personale, soprattutto considerando che da anni che non facciamo altro che parlare (e scontrarci) sulle riforme che si sono succedute con ritmi devastanti per la qualità di vita del nostro lavoro e per il nostro sistema nervoso. (Inciso: fra non fare riforme per niente e farne una ogni quattro-cinque anni, riusciremo a trovare una via di mezzo? speriamo).
Dato il periodo in cui la conferenza è stata organizzata, si è deciso di concentrarci sulla riforma (riordino / accorpamento / eliminazione) delle province, entità amministrative più ibride che intermedie, a volte poco amate in quanto emanazioni dello Stato centrale, così come vuole la tradizione amministrativa francese dalla quale direttamente (in epoca napoleonica) o indirettamente (in fase post-unitaria) lo abbiamo ereditato.
Uno dei quesiti ricorrenti nei diversi interventi presentati ha riguardato il significato delle province (come enti e come territori) per i loro abitanti.
Dopo l’approvazione del Decreto Legge 5-11-2012 (“Disposizioni urgenti in materia di Province e Città metropolitane”), il 31 ottobre dello scorso anno, ho osservato con una certa curiosità le reazioni naturalmente contrariate dei sindaci dei capoluoghi “eliminati”. Due cose mi sono chiesta in particolare: si svilupperà — sia pure con un certo ritardo, cioè a cose fatte — un dibattito pubblico su questi temi? E che ruolo avrà l’argomento identitario, nell’ambito di questo dibattito? Ovvero: ci si identifica con il territorio provinciale?
Così, per la conferenza, ho analizzato 54 articoli pubblicati da testate giornalistiche online e blogs (3) pubblicati fra il 31 ottobre e il 10 dicembre 2012 (vedi nota sul campione), rilevando, per ogni attore, i temi utilizzati per argomentare la posizione pro o contro il decreto.
Sui dati raccolti ho applicato una text network analysis (vedi anche l’analisi delle reazioni su Twitter alle dimissioni di Renata Polverini), allo scopo di analizzare congiuntamente attori e temi — il “chi ha detto cosa” del dibattito. Si tratta di una tecnica di analisi che mi piace molto, in quanto consente di mantenere la ricchezza analitica dei testi, pur offrendo mezzi decisamente potenti di sintesi.
Data la natura delle informazioni raccolte, il network ottenuto è “bimodale” (two-mode network), ovvero costituito da due tipi di nodi: i temi da una parte e gli attori dall’altra. Il network è costituito esclusivamente da legami attore-tema, mentre non esistono legami diretti attore-attore o tema-tema — anche se naturalmente è possibile ricostruirli: nella figura sotto, i cerchi rossi rappresentano gli attori e quelli azzurri rappresentano i temi. La dimensione dei cerchi è proporzionale al numero di connessioni dei nodi stessi, e dunque anche al grado di centralità dei nodi rispetto al dibattito (ovvero rispetto ai temi rappresentati).
Per sintetizzare temi ed attori del dibattito, e dunque per rispondere alle domande iniziali, sono state calcolate in base alla intensità dei legami le sotto-reti (clusters o “comunità”) del network, identificabili nel grafico dai diversi colori dei nodi e dei legami.
GIALLO. È il cluster del Sindaco di centrodestra di Teramo, Brucchi (leggi ad esempio l’articolo sulla lettera inviata ai sindaci degli altri capoluoghi soppressi): attivarsi per bloccare la legge in Parlamento, per difendere il territorio, l’identità, la città e la provincia di Teramo; viene discusso il tema delle riforme e l’eccesso di potere centrale esercitato dal governo (una delle motivazioni del ricorso contro il decreto). Gli altri attori collegati a questi stessi temi sono: i sindaci del teramano, e il blog locale I Due Punti (che si oppone alle posizioni di Brucchi, ricorrendo — criticamente — agli stessi temi);
BLU. È il cluster del Presidente della Provincia Catarra (centrodestra), e dei temi relativi agli aspetti istituzionali e al tema delle autonomie: difesa dei presidi istituzionali, ruolo delle autonomie e profili di incostituzionalità del decreto (la provincia ha fatto ricorso al Tar). Il governo tecnico (si sottolinea il fatto che non sia legittimato dal voto) ha prodotto questo decreto nel chiuso delle stanze, facendo anche molta confusione. Alle risoluzioni della Regione e del Cal (Consiglio delle autonomie locali) si fa riferimento (in questo caso) per dire che non sono state ascoltate. Altri attori associati a questo cluster sono il (teramano) Presidente della Regione Chiodi, il Presidente del Cal Del Corvo, l’assessore Mazzarelli (centrodestra), il consigliere provinciale Micheli (centrodestra), la Provincia di Teramo. Tutti attori istituzionali e rappresentanti della compagine di governo provinciale.
ROSSO. È il cluster degli altri attori del territorio: Chiarini è il presidente dell’associazione Teramo Nostra, mentre Adelmo Marino è stato professore di storia presso l’Università di Teramo: i temi sono la storia del territorio e il (presunto) risparmio derivante dall’accorpamento di Teramo all’Aquila. A loro vanno anche aggiunti Topitti, presidente provinciale di Confesercenti, e l’ex Presidente di centrosinistra della Provincia D’Agostino (non rappresentati nel grafo in quanto presentano una sola connessione), che sottolineano le conseguenze economiche — negative — del provvedimento.
Il cluster CIANO evidenzia la specificità delle accuse rivolte dall’associazione Teramo Nostra (e da uno dei suoi esponenti, De Berardinis) alla politica locale.
Il cluster MAGENTA, infine, rappresenta le posizioni: a) favorevoli all’accorpamento (come quella di Confindustria L’Aquila); b) non contrarie ad esso (o al governo Monti); c) contrarie al governo Monti e/o al governo regionale. I temi usati vanno dalle (accuse di) campanilismo, agli (inviti a) prendere atto della situazione (da parte di Confindustra e del Presidente del Consiglio Regionale Pagano), a proposte più o meno concrete per la riforma delle province, alle preoccupazioni per le conseguenze sui servizi. Ma anche la sottolineatura delle responsabilità della Regione (che non si sarebbe fatta carico di una proposta concreta da sottoporre al governo). Gli attori sono qui: D’Alessandro (capogruppo IDV in Regione), Di Pasquale (PD), Menna (capogruppo Udc in regione), Monticelli (sindaco di Pineto), Paolucci (segretario regionale del PD), Rabbuffo (capogruppo Fli in Regionale), Tancredi (senatore Pdl teramano), Verrocchio (segretario provinciale del PD).
Poiché la centralità degli attori indica, ma nello stesso tempo dipende da, la loro visibilità istituzionale — poiché cioè i giornali riprendono notizie e comunicati stampa in rapporto alla notiziabilità degli eventi (come la “Marcia su Roma” del sindaco Brucchi ) e al ruolo politico degli attori stessi — può essere utile osservare anche il network dei temi.
Il tema identitario (identità, storia) si inserisce soprattutto nel dibattito “teramano” sul decreto (cluster rosso), al contrario dei temi istituzionali e amministrativi (cluster blu), che in linea di massima sembrano prevalenti.
Nell’insieme è possibile dunque concludere che è lo “status di capoluogo” di Teramo — il campanile — a suscitare, semmai, richiami identitari (leggi ad es. il discorso del sindaco in occasione del 4 novembre), non tanto la provincia come territorio o men che meno come amministrazione.
In quanto al dibattito pubblico, possiamo dire che in pratica non c’è stato; oppure che nei media locali l’attenzione è stata monopolizzata da attori istituzionali e pochi esponenti della società civile teramana, intervenuti in larga massima con comunicati stampa più o meno fiammeggianti. Comunicati, che, com’è diventata (pessima) consuetudine della comunicazione politica, i giornali si sono limitati a riportare con pochissimi aggiustamenti.
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A. Vardanega. 2013. Autonomie a rischio: i temi e gli attori del dibattito online sul decreto 95 e il destino della Provincia di Teramo. Comunicazione alla II Conferenza della Facoltà di Scienze Politiche “Dalla Repubblica delle autonomie ad un nuovo (ed indefinito) accentramento di poteri nello Stato” (Teramo, 17-18 gennaio 2013).
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]]>Dal momento della sua attivazione l’account è bombardato da messaggi a dir poco irriguardosi, domande che probabilmente vorrebbero essere spiritose, ma che di certo non sono benevole, e diventano quindi spesso non solo offensive, ma anche volgari.
Due sono le caratteristiche di Twitter come strumento di comunicazione: la brevità dei messaggi che è possibile inviare, da un lato, e la “pericolosità” di uno strumento del tutto aperto e pubblico. Chi apre un account su Twitter, non può sottrarsi ai messaggi che gli vengono rivolti con la sintassi @nomeutente; né può evitare che i risultati delle ricerche per il suo “nomeutente” includano i messaggi negativi o offensivi, critiche e lamentele, che diventano dunque di pubblico dominio. È una delle ragioni per cui alcune imprese preferiscono evitare di esporsi in questo modo, confortate anche dal fatto che in fondo in Italia gli utenti di Twitter non sono poi così tanti.
In questi primi giorni, il pericolo conseguente all’apertura e all’orizzontalità di questo mezzo si è dispiegato in tutte le sue pontenzialità negli attacchi al Pontefice, che si susseguono a rtimi impressionanti.
D’altra parte, non è certo Twitter ad aver generato gli insulti, e non è neanche lontanamente pensabile che dei tanti addetti alle comunicazioni del Vaticano e della CEI, nessuno avesse notato prima il fiorire di accounts, pagine di Facebook e siti anti-cattolici, quando non apertamente blasfemi.
Certamente, se il bombardamento continuerà a questi ritmi, sarà difficile per gli addetti raccogliere le domande vere degli utenti. Ma gli esperti non credono che durerà, e probabilmente non è un caso se gli accounts sono stati aperti una decina di giorni prima del primo messaggio ufficiale di Benedetto XVI.
Dunque è molto probabile che il Papa abbia deciso di entrare in Twitter nonostante questo, e non avendo sottovalutato il “pericolo”: il senso di questa scelta deve dunque risiedere nelle potenzialità del mezzo stesso.
In sé per sé, la presenza di un leader religioso o spirituale su Twitter non è una novità, né mancano esperienze e riflessioni sul rapporto tra Web e religione.
E d’altra parte, quale episodio è più efficace nel sottolineare le potenzialità e i pericoli della comunicazione, di quello biblico della Torre di Babele? Se il progetto degli uomini è quello di costruire una sola grande torre che li porti al cielo, parlando tutti la stessa lingua, il progetto di Dio per loro è invece quello di percorrere molteplici strade e popolare tutta la Terra, nella diversità culturale.
Se da una parte la parola, la comunicazione, la capacità di fare progetti e realizzarli, sono fra i tratti che fanno dell’uomo la creatura fatta ad immagine e somiglianza del creatore, l’unicità non è per l’uomo (che non può e non deve proporre nulla come “unico” di alternativo all’Unico).
Sotto questo profilo Twitter è senz’altro il mezzo che meglio rappresenta la postmodernità, con i suoi messaggi brevi, di 140 caratteri: milioni di messaggi lanciati in uno spazio indefinito, talora raccolti e rilanciati, a volte abbandonati al loro destino. Tutti, comunque, presto dimenticati e persino cancellati dai server.
Ebbene, proprio il pontefice più severo nei confronti della postmodernità ha deciso di aprire un suo account su Twitter, di inviare messaggi brevi, che si perderanno in mezzo agli altri milioni di messaggi, e che probabilmente saranno spesso sbeffeggiati da cabarettisti di turno — più o meno talentuosi, più o meni grevi.
La presenza di Benedetto XVI su Twitter mi fa in questo senso pensare al pellegrinaggio di Giovanni XXIII a Loreto, alla prima uscita di un Papa da Roma dopo l’Unità d’Italia, allontanatosi dalle Mura Vaticane non tanto per entrare nella modernità, quanto per avviare un dialogo con i moderni. Il Papa vuole dialogare con i postmoderni?
Secondo Antonio Spadaro, nel piccolo ebook dal titolo Twitter Theology (pubblicato da 40K Unofficial il giorno stesso dell’apertura dell’account del Papa), il principale rischio insito nella obbligata brevità dei messaggi di Twitter è che «la necessità della sintesi va[da] a scapito del ragionamento e a favore degli slogan, delle frasi a effetto».
D’altra parte, si tratta di un mezzo che consente di entrare in relazione diretta con gli altri utenti in tempo reale, e la possibilità di entrarci mediante «istanti di poesia, intuizioni dense di significato, di quelle che sanno aiutare a vedere la vita in maniera nuova e meno affannosa», come, sempre secondo Spadaro, ci richiedono i ritmi frenetici della vita d’oggi. Se sono molti i riferimenti alla letteratura contemporanea, «è la sapienza della riflessione religiosa ad aver accompagnato per secoli l’uomo occidentale in questo suo bisogno di sapienza essenziale ed estremamente concisa».
Si possono dire tante cose in 140 caratteri: Spadaro ricorda la poesia Mattina di Giuseppe Ungaretti che consta di appena trenta caratteri — titolo e spazi inclusi –, così come anche i versetti della Bibbia e del Vangelo, e soprattutto (l’autore è gesuita) gli Esercizi Spirituali di Ignazio di Loyola, che invitava a «contemplare il significato di ogni parola della preghiera».
Non solo è possibile esprimere la propria vita spirituale in 140 caratteri, ma, secondo Benedetto XVI, tutti i contenuti prodotti dagli utenti in rete sono meritevoli di attenzione in quanto “momenti di riflessione e di autentica domanda”, e comunque in quanto espressione della vita spirituale dell’uomo. Essere su Twitter permette di ascoltare meglio, di comprendere meglio persino coloro che attaccano la Chiesa, articolando i loro attacchi, o esprimendosi solo attraverso gli insulti.
Ma ciò che forse ancora meglio può aiutare a comprendere questa scelta, è il fatto che (in qualunque religione, e non solo) la condivisione dei momenti di riflessione ha un valore di per sé. E non solo nel senso che i messaggi acquistano risonanza nel momento in cui vengono condivisi da altri utenti (in un ottica di evangelizzazione), ma soprattutto perché la condivisione è un mettere in comune, un comunicare che va al di là del semplice diffondere raggiungendo un target.
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]]>Chissà se leggere che “Oltre 100 paesi nel mondo sono privi di una legislazione specifica contro la violenza domestica, ed oltre il 70 % delle donne nel mondo sono state vittime nel corso della propria vita di violenza fisica o sessuale da parte di uomini” (CISV Torino) fa sembrare più ”normale” l’abuso ad una donna maltrattata, e meno grave l’abuso all’abusante.
Chissà se fa sembrare meno colpevole l’indifferenza ai governanti dei tanti paesi nel mondo privi di legislazioni adeguate e soprattutto servizi di assistenza efficaci.
Non lo so, sinceramente. Mi auguro di no. Mi auguro che facciano orrore a loro quanto a me.
Anche se si è soliti dire che i “fatti sono fatti”, nella realtà non ci sono “i fatti e basta”. Si cercano i fatti per trovare qualche risposta, li si usa per fare qualcosa, e a volte li si manipola persino — e se i fatti non avessero un loro potere persuasivo, non si perderebbe del tempo a farlo.
Le statistiche non sono importanti perché sono “neutre”. Al contrario, i dati sono importanti perché hanno un loro valore. Il valore intrinseco della conoscenza, e il valore che alla conoscenza attribuiamo noi — in questo caso, mi auguro, per agire.
Siccome di statistiche giudiziarie, criminali e sanitarie so veramente pochissimo (praticamente nulla), mi sono messa a cercare delle fonti.
Ve le lascio qui, sperando che anche voi vorrete segnalarmi altre fonti informative. Magari per l’anno prossimo — per il giorno contro la violenza sulle donne — riusciamo a mettere insieme un fact-sheet da diffondere.
Essendo un componente di R, per utilizzarlo è necessario installare R e poi scaricare ed installare il pacchetto. [Aggiornamento: è disponibile anche una versione stand-alone e portatile]. Altri componenti eventualmente necessari verranno automaticamente scaricati ed installati al momento dell’installazione o dell’avvio del pacchetto.
Si sa che R non è un software molto intuitivo, all’inizio. Questo pacchetto può essere facilmente utilizzato da subito (una volta superato il piccolo “scoglio” dell’installazione), in quanto ha una sua interfaccia grafica basata su RGtk2, che si apre in una finestra separata.
– Screenshots: menu principale, impostazioni, codifica di un testo, citazioni –
Il principale limite del programma è dato dal fatto che al momento consente di utilizzare solo files di puro testo (formato txt): l’importazione dei documenti richiede dunque una preliminare conversione dei files in txt, e – diversamente dai più usati software commerciali, quali Atlas.ti e NVivo – non permette l’analisi di files multimediali. Al momento non esiste una versione italiana – anche se l’interfaccia è piuttosto semplice e non richiede una conoscenza avanzata dell’inglese. Documentazione e manuale utenti sono alquanto rudimentali, in quanto il progetto è piuttosto giovane.
L’operazione di base, la codifica, consiste nel creare un codice (code), e successivamente assegnarlo a porzioni di testo selezionate, con il comando Mark del menu Codes. Ad uno stesso “caso” possono essere assegnati più codici.
Sono anche disponibili alcune funzionalità utili al lavoro di interpretazione teorica (vedi le slides sulla Grounded Theory), quali i memos e il diario dell’analisi (Journal).
È possibile assegnare attributi – che possono essere pensati come delle variabili – a diversi tipi di oggetti, ed assegnare gli oggetti ai casi, secondo l’approccio della Qualitative Comparative Analysis (o QCA).
Il risultato consiste in una poderosa classificazione di brani (“taggati” mediante i codici), documenti, e anche codici (che possono essere raggruppati in categorie). Non sono disponibili le classificazioni gerarchiche dei codici, come quelle di NVivo.
Tali risultati, memorizzati in database SQLite, potranno essere sintetizzati e visualizzati con tabelle e grafici, approfittando delle altre funzionalità di R, con le quali il database si interfaccia.
Nell’insieme, un pacchetto da provare, in quanto, diversamente da quanto non possa apparire a prima vista, offre funzionalità piuttosto avanzate per l’analisi dei dati qualitativi computer-assistita. Sperando nelle prossime evoluzioni.
Homepage del progetto: http://rqda.r-forge.r-project.org/
Manuale utente (html, in progress): http://rqda.r-forge.r-project.org/documentation.html#manual
Tutorials su YouTube (in francese ed inglese): http://www.youtube.com/user/rqdatuto.
Se sei interessato a questo articolo, potrebbe interessarti la guida di R che sto preparando in una wiki dedicata. Puoi consultare gli articoli aggiornati, scaricarli in PDF e ODT (il formato di OpenOffice), e contribuire al suo mantenimento.
Ubaldo Villani-Lubelli (@uvillanilubelli) prende molto sul serio i Pirati, ennesimo partito arancione di questo inizio secolo.
Secondo l’autore del piccolo ebook Piratenpartei. I Pirati all’arrembaggio del Bundestag (ed. goWare, €1,99), esperto di questioni tedesche in particolare, i Piraten fanno bene alla politica tedesca: costringendo «i partiti tradizionali a svecchiarsi»; arginando il «diffondersi di un destra estrema e pericolosa»; e persino «facendo uscire la politica europea dall’era post-democratica e personalistica».
Ma soprattutto
I Pirati, grazie ... >>
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Ubaldo Villani-Lubelli (@uvillanilubelli) prende molto sul serio i Pirati, ennesimo partito arancione di questo inizio secolo.
Secondo l’autore del piccolo ebook Piratenpartei. I Pirati all’arrembaggio del Bundestag (ed. goWare, €1,99), esperto di questioni tedesche in particolare, i Piraten fanno bene alla politica tedesca: costringendo «i partiti tradizionali a svecchiarsi»; arginando il «diffondersi di un destra estrema e pericolosa»; e persino «facendo uscire la politica europea dall’era post-democratica e personalistica».
Ma soprattutto
I Pirati, grazie anche a Liquid Feedback e alla Democrazia Liquida, hanno rimesso al centro dell’azione politica la partecipazione popolare senza però condirla di pericolosi personalismi e toni populistici. Mentre in Europa c’è un costante e crescente allontanamento dei giovani dalla politica, in Germania, i Pirati sono riusciti a far eleggere tanti under 30 nei parlamenti regionali e comunali
Secondo i dati riportati dall’autore, i Piraten avrebbero guadagnato consenso a scapito di altre formazioni politiche più “coalizzabili” – quali Verdi e Liberali – e anche di Die Linke, partito della sinistra antagonista.
E lo avrebbero guadagnato, almeno inizialmente, sulla base di un programma tutto incentrato sul tema dei “diritti digitali”: dalle questioni legate al copyright, alla legalizzazione del file-sharing. Questioni straordinariamente assenti dalle agende politiche europee e dai dibattiti televisivi, e che pure hanno aggregato abbastanza interesse in rete da portare ad una crescente visibilità di questa formazione politica – che, ricordiamolo, è transnazionale (per farvi un’idea della complessità di questi temi, potete scaricare l’ebook rigorosamente free Content, di Cory Doctorow, o consultare la voce DRM di Wikipedia che propone una ampia bibliografia).
Il che non significa, naturalmente, che quelli che votano per i Piraten lo fanno per riavere Piratebay. Sebbene il programma venga spesso criticato di settorialità, va ricordato che si tratta di un programma in beta permanente, «in costante divenire e [...] realizzato partendo dal basso, dalla base, dai singoli pirati e dai semplici cittadini, tramite Liquid Feedback».
Analogamente, l’organizzazione del partito tende all’orizzontalità, sulla scorta dei principi della democrazia liquida. Da una parte, cioè, è «organizzato secondo schemi classici che si possono ritrovare nella gran parte degli altri partiti: una direzione nazionale, sezioni federali e comunali; esiste anche un’organizzazione giovanile con un movimento universitario»; e dall’altra le cariche vengono rinnovate (quanto meno) ogni anno, mentre le decisioni vengono prese nell’ambito di una assemblea permanente, supportata appunto da Liquid Feedback.
Difficile parlare in Italia dei Piraten senza parlare di Grillo e il Movimento 5 Stelle. L’autore non si sottrae a questo compito, mentre forse, dato il tema del libro, trascura un po’ i Pirati italiani.
Premesso che il «paragone con il Movimento 5 Stelle è, in gran parte, improprio perché è evidente che [...] il successo di Grillo è molto legato al contesto socio-politico italiano», Villani-Lubelli sottolinea in particolare il populismo leaderistico del M5S, che i Pirati certamente rifiuterebbero, visto che i leader nazionali vengono sostituiti di anno in anno. Ma va altresì detto che il Piratenpartei non è un non-partito e non ha un non-statuto (ovvero si definisce un partito ed ha uno statuto), e che dunque, da questo punto di vista, gli esperimenti di democrazia liquida che vi si stanno portando avanti risultano più solidi – se non altro perché, almeno apparentemente, ad uno stadio più avanzato.
Risultato: la Germania sta andando dritta dritta verso una nuova Grosse Koalition, dopo le elezioni politiche del 2013; ma Ubaldo Villani-Lubelli non esclude la possibilità che gli stessi Piraten possano andare al governo, come alleati dell’SPD, al posto o insieme ai Verdi.
Appoggio esterno ad un governo di sinistra per scongiurare una Grosse Koalition … Chissà che la Sicilia non diventi una nostrana prova tecnica di pirateria parlamentare …
]]>La polizia greca ha arrestato un giornalista colpevole di aver diffuso una lista di piu’ di 2.000 nomi di presunti evasori fiscali greci che avevano conti correnti in Svizzera.
Smonto e rimonto la notizia, così come pubblicata da RaiNews24, mettendo i fatti in ordine cronologico.
Due anni fa, l’allora ministro Papacostantinou ne blocco’ la pubblicazione, mentre Venizelos ex ministro dopo Papacostantinou e leader dei socialisti del Pasok, ne aveva ammesso l’esistenza ma sostenendo che era stato perso.
Se l’erano perso, infatti:
L’originale della lista, chiamata “Lagarde list” perche’ trasmessa nel ... >>
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La polizia greca ha arrestato un giornalista colpevole di aver diffuso una lista di piu’ di 2.000 nomi di presunti evasori fiscali greci che avevano conti correnti in Svizzera.
Smonto e rimonto la notizia, così come pubblicata da RaiNews24, mettendo i fatti in ordine cronologico.
Due anni fa, l’allora ministro Papacostantinou ne blocco’ la pubblicazione, mentre Venizelos ex ministro dopo Papacostantinou e leader dei socialisti del Pasok, ne aveva ammesso l’esistenza ma sostenendo che era stato perso.
Se l’erano perso, infatti:
L’originale della lista, chiamata “Lagarde list” perche’ trasmessa nel 2010 al governo greco dall’allora ministro delle finanze francese Christine Lagarde, e’ ora sparito.
Qualcuno però la lista deve pur averla avuta, o quantomeno averne fatto una copia:
Ieri, il colpo di scena: la lista e’ stata pubblicata sabato su molte riviste ben note
il giudice ha ordinato l’arresto del direttore del magazine Hot Doc Costas Vaxevanis per aver violato le leggi sulla privacy. Arresto che si e’ verificato oggi, in tarda mattinata. Questa l’accusa: “Ha pubblicato una lista di nomi senza permesso e ha violato la legge sulla privacy. Non c’e’ prova che queste persone hanno violato la legge”, ha detto un officiale della polizia.
Non so se prima o dopo dell’arresto, ma sicuramente dopo la pubblicazione
Pare che ora il Governo abbia richiesto a Parigi di rinviarlo.
Riassumendo Christine Lagarde (ora a capo del FMI) invia in Grecia la lista di greci con conti in Svizzera. Il governo greco se la perde. Dopo due anni, la lista viene pubblicata sui giornali. Il giornalista viene arrestato per violazione della privacy. Il governo greco si fa rimandare la lista.
In Italia non ci possiamo stupire di niente, per carità, ma non stupiamoci neanche del fatto che qualcuno in Europa non voglia metterci i soldi di tasca sua. Nemmeno i greci che pagano le tasse, naturalmente.
via Rainews24.it.
]]>Amico maschilista irrequieto … Dopo quello che hai scritto sul forum della pagina dedicata a Berlusconi sui 4 anni di condanna, dici gentile signora? [Il Messaggero - Blog]
Non è un caso se la discussione viene assimilata ad un forum. Anche questa è vita di comunità, spazio pubblico intriso di ... >>
]]>Amico maschilista irrequieto … Dopo quello che hai scritto sul forum della pagina dedicata a Berlusconi sui 4 anni di condanna, dici gentile signora? [Il Messaggero - Blog]
Non è un caso se la discussione viene assimilata ad un forum. Anche questa è vita di comunità, spazio pubblico intriso di privatezza e familiarità. Gli utenti si intrattengono in chiacchiere più o meno amene fra di loro, vecchi amici/nemici che si ritrovano la mattina, o la sera, sulle pagine degli stessi siti pensando “Rieccolo quel maschilista irrequieto!”. Ed anche questo produce visite, naturalmente.
Ma per favore, non commentatevi troppo addosso, che noi lettori occasionali ci sentiamo un po’ tagliati fuori …
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Liquid Feedback (Lqfb; http://liquidfeedback.org) è una piattaforma di deliberazione online, che serve a valutare, emendare e votare proposte di vario genere, attraverso una complessa procedura di (quella che una volta si chiamava) votazione elettronica. Si tratta di uno strumento di democrazia liquida, e non di democrazia diretta, in quanto — diversamente dalla democrazia diretta — prevede la delega, mentre — diversamente dai sistemi di democrazia rappresentativa — prevede la possibilità di ... >>
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Liquid Feedback (Lqfb; http://liquidfeedback.org) è una piattaforma di deliberazione online, che serve a valutare, emendare e votare proposte di vario genere, attraverso una complessa procedura di (quella che una volta si chiamava) votazione elettronica.
Si tratta di uno strumento di democrazia liquida, e non di democrazia diretta, in quanto — diversamente dalla democrazia diretta — prevede la delega, mentre — diversamente dai sistemi di democrazia rappresentativa — prevede la possibilità di ritirare la delega in qualunque momento. I voti e le decisioni dei delegati, inoltre, sono sempre pubblici, anche se il voto è generalmente segreto fino alla chiusura delle votazioni.
Sviluppata nel 2009 principalmente (ma non esclusivamente) ad uso dei Piraten tedeschi, la piattaforma ha una versione italiana efficiente dal luglio 2012, grazie anche al lavoro di alcuni attivisti del Movimento 5 Stelle, il gruppo di Bergamo in particolare, che da questa estate è impegnato nel far conoscere gli aspetti tecnici e soprattutto le implicazioni teoriche ed organizzative di questa particolare modalità di deliberazione, supportando la sua adozione all’interno del movimento — immaginiamo, in vista delle politiche del 2013.
Parlo di deliberazione, anziché di “discussione”, in quanto Lqfb non si adatta tanto a discussioni libere e scarsamente strutturate come quelle ospitate dai forum, quanto.piuttosto alla definizione dei testi delle mozioni (o dei documenti ufficiali) da votare, al loro emendamento, ed infine alla votazione. Trattandosi di una procedura alquanto strutturata e laboriosa, il processo di deliberazione si accompagna spesso a discussioni un po’ più libere, svolte attraverso strumenti quali forum e mailing list.
Liquid Feedback è stato utilizzato in Italia nelle elezioni regionali siciliane di quest’anno per la definizione del programma del Movimento 5 Stelle e di Claudio Fava. I media nazionali, quasi sempre attratti dalle rocambolesche vicende interne ai partiti, aventi ad oggetto i partiti stessi, si sono in larga parte lasciati sfuggire questa interessante novità.
Sono sicura che la decisione — ieri ufficialmente annunciata — di utilizzare questa piattaforma nel programma di Santoro, Servizio Pubblico, susciterà un assai più vasto interesse, ed anche molte polemiche.
Alcune perplessità sull’operazione sono state già ampiamente espresse da Luca De Biase, che pure è uno degli esperti coinvolti nella realizzazione di questo progetto (qui l’elenco dei trenta esperti e influencers coinvolti).
Sbigottita a mia volta, ho chiesto (attraverso Facebook) un parere a Gianpietro Mazzoleni, ordinario di Comunicazione Politica presso l’Università Statale di Milano: «Giulia Innocenzi dichiara su Facebook “Lanceremo il Partito Liquido basato su Liquid Feedback aperto a tutti”: nuove forme di comunicazione politica o di intrattenimento partecipato?». «Se sarà un partito televisivo non sarà intrattenimento partecipato, ma comunicazione politica, anzi partitica, che abbiamo già conosciuto».
Partito o non partito, liquido o meno liquido, il progetto, se corrisponde a quanto presentato oggi su Wired.it e dunque immagino in conferenza stampa, presterà il fianco a molte facili polemiche, ma anche ad altrettanto facili manipolazioni:
La piattaforma sarà aperta a tutti da giovedì, giorno dell’esordio del programma, e Wired mette a disposizione 50 inviti per iniziare a giocherellarci in questi giorni (basta lasciare la propria mail sotto nei commenti). Anche gli iscritti alla rete di donatori, quanti hanno versato una quota per sostenere il progetto televisivo di Santoro lo scorso anno, potranno accedere da subito.
Una tale apertura nasconde però rischi importanti, legati al mancato controllo degli accounts. Avvertiva ad esempio Carlo Brancati, vicepresidente del Partito Pirata svizzero, in una intervista al Corriere della Sera di qualche settimana fa:
Se un singolo concentra su di sé un certo numero di deleghe si rischia il take over, ossia una minoranza riuscirebbe a far passare le decisioni contro la volontà della maggioranza. Un pericolo che si corre soprattutto se gli iscritti non sono numerosi.
Si tratta, sia chiaro, di un pericolo mai del tutto eliminabile laddove esista la delega: chi non abbia tempo o non desideri partecipare troverà sempre più comodo delegare qualcun altro, e potrebbe alla fine darsi il caso che siano due o più “minoranze organizzate” a restare sul campo, confrontandosi (o accordandosi) per prendere decisioni, ciascuna forte del suo “pacchetto” di voti. Succede così anche nelle riunioni di condominio.
Con Lqfb, però, è sufficiente agli aventi diritto (gli iscritti alla piattaforma) affacciarsi una volta a settimana, o anche una volta al mese, per riconsegnare al sistema la sua liquidità,ovvero controllare l’operato dei delegati, ed eventualmente ritirare la delega per ricominciare a votare in proprio o delegare qualcun altro.
Il sistema della delega nasconde piuttosto una insidia fondamentale, e cioè che l’amministratore del sistema — il proprietario del sito su cui viene installata la piattaforma, ad esempio — crei degli accounts falsi (vuoti) al solo scopo di farli delegare, facendo sì che alcuni votanti (ed alcuni voti) pesino sistematicamente più degl altri.
Congresso del Piratenpartei, dicembre 2011
I Pirati e il M5S fanno entrambi riferimento ad una rete “reale” di gruppi locali: anche se a livello nazionale o regionale non tutti i votanti si conoscono fra di loro, a livello dei singoli nuclei (ad esempio dei MeetUp), esistono o dovrebbero esistere delle liste certificate di appartenenti. Ma se la piattaforma sarà aperta a tutti — ad un pubblico di individui singoli, che non si conoscono fra di loro — chi garantirà la trasparenza delle operazioni di voto?
O invece verrà impedita la delega? In questo secondo caso, però, si instaurerà quella che i Pirati per primi hanno chiamato la dittatura degli Activerts (degli attivisti più estroversi), di coloro che hanno il tempo e la voglia di essere sempre collegati e partecipare a tutte le votazioni …
Benché sia presto per dirlo, il progetto di Santoro, oltretutto, è stato presentato come una specie di Isola dei Candidati Famosi:
Giulia Innocenzi … si confronterà con i principali leader politici italiani al fine di arrivare a definire il candidato “migliore” che sfiderà Mario Monti, attuale Presidente de Consiglio, nell’ultima trasmissione (potsdamer-platz)
Messa così, appare come una operazione di definitiva gamification (ed evaporazione) della partecipazione politica. E d’altra parte, tornando a citare De Biase «Se la metafora prendesse il sopravvento sulla realtà, se il conduttore della trasmissione si lasciasse andare a sostenere che il pubblico di Servizio Pubblico forma una sorta di partito con un suo programma e lo volesse imporre con una logica di parte orientata alla conquista del potere, perderebbe la funzione di organo di informazione. E verrebbe decodificato come un sistema di interessi». C’è da aspettarsi che, come che sia organizzata la piattaforma, in molti accuseranno Santoro esattamente di questo.
Ma non resta che aspettare giovedì, e/o richiedere gli inviti agli esperti coinvolti, sui loro blog.
]]>Il 13 e il 14 settembre a Napoli, presso l’Università Parthenope, si è svolta la prima conferenza “Enlightening Tourism – Competition and Innovation in Tourism: New Challenges in an Uncertain Environment”, coordinata dall’Irat – Istituto di Ricerche sulle attività terziarie del Cnr e con la partecipazione dell’Universida de Huelva. All’evento hanno parteciperanno rappresentanti del mondo accademico, ricercatori, professionisti e operatori del settore turistico, per riflettere comunemente e con molteplici punti di vista sull’attuale clima di incertezza che caratterizza il ... >>
]]>Il 13 e il 14 settembre a Napoli, presso l’Università Parthenope, si è svolta la prima conferenza “Enlightening Tourism – Competition and Innovation in Tourism: New Challenges in an Uncertain Environment”, coordinata dall’Irat – Istituto di Ricerche sulle attività terziarie del Cnr e con la partecipazione dell’Universida de Huelva. All’evento hanno parteciperanno rappresentanti del mondo accademico, ricercatori, professionisti e operatori del settore turistico, per riflettere comunemente e con molteplici punti di vista sull’attuale clima di incertezza che caratterizza il settore del turismo.
Personalmente ho avuto il piacere di partecipare al Doctoral Workshop con una breve presentazione della più ampia ricerca dottorale intitolata “Travel 2.0. An Opportunity for hospitality organizations and tourism destinations”, di cui sono disponibili il draft paper e le slides. Un momento di confronto utile e stimolante per procedere nel lavoro di ricerca, insieme alle varie sessioni parallele in cui il tema della tecnologia, del web e dell’innovazione hanno avuto ampio spazio (gli atti sono stati pubblicati dalla rivista Enlightening Tourism).
Fra gli spunti che sicuramente non dimenticherò nel tempo, la semplicità e allo stesso tempo l’incisività di Jafar Jafari e della sua presentazione “A nice place to live is a nice place to stay”.
Nel corso della conferenza è stato inoltre presentato il volume “Advances in Tourism Studies, in memory of Clara Petrillo” a cura di Alfonso Morvillo, una raccolta aggiornata di ricerche divise in cinque macro aree: Policy for Tourist Industry, Destination Management, Costumer Experience and Value Creation, Cultural Heritage Management and Culture, Creativity and Sustainable Development. Il testo è disponibile all’acquisto nel sito della casa editrice McGraw Hill e fra i contributi è presente l’articolo “On ICT & Tourism. The role of innovative small firms in the Tourism Industry” scritto in collaborazione con la Prof.ssa Giovanna Morelli dell’Università di Teramo.
Buona lettura!
Cristina Fabi
PhD Candidate – Dep. Theories and policies for social development
University of Teramo (Italy)
skype: cristinafabi
Twitter: @cristinafabi